Heidegger

La Filosofia del Primo Heidegger (principalmente "Essere e Tempo")

Martin Heidegger è considerato uno dei filosofi più importanti, discussi, studiati, criticati e analizzati del Novecento. La sua filosofia ha avuto un peso rilevante e ha influenzato molti altri pensatori. Tuttavia, è anche un filosofo ostico, difficile da comprendere e da leggere, lasciando spazio a diverse interpretazioni.

Tradizionalmente, la filosofia di Heidegger viene divisa in due fasi distinte, separate da quella che lo stesso Heidegger chiamò la "svolta".

  1. Prima fase: Va approssimativamente fino al 1936. Questa fase culmina con la pubblicazione di "Essere e Tempo"nel 1927. L'interesse principale è focalizzato sullo studio dell'uomo, o meglio, come lo chiama lui, dell'esserci (in tedesco, Dasein). Questo primo Heidegger ha avuto forse la maggiore influenza sulla filosofia attorno alla metà del Novecento.
  2. Seconda fase: È legata agli esiti successivi, soprattutto dopo la Seconda Guerra Mondiale. In questa fase, il centro del suo interesse diventa l'essere (che aveva già indagato nella prima fase, ma a cui si dedica completamente dopo). Un'opera principale di questa fase è "Sentieri interrotti" del 1950.

Noi ci concentreremo principalmente sulla prima fase e sull'opera "Essere e Tempo".

Vita e Contesto Storico

Heidegger nasce nel 1889 nel sud della Germania da una famiglia cattolica. Studia prima a Marburgo e poi a Friburgo. A Friburgo, entra in contatto con il suo maestro, il filosofo tedesco Edmund Husserl, fondatore della fenomenologia. Heidegger diventa allievo di Husserl, e per un certo periodo, anche il suo prediletto. Tra i suoi allievi, ci sono figure di spicco come Gadamer, Jonas, e Hannah Arendt. Con Hannah Arendt, ebbe una relazione sentimentale che fu interrotta anche a causa del fatto che lei era ebrea nella Germania degli anni Trenta.

Heidegger fa rapidamente carriera, diventando rettore dell'Università di Friburgo nel 1933. Il 1933 è un anno cruciale per la storia tedesca, segnato dall'ascesa al potere di Adolf Hitler. In qualità di rettore, Heidegger pronuncia un discorso intitolato "L'autoaffermazione dell'università tedesca", un discorso apertamente filo-nazista. Gli studiosi si sono interrogati sulle reali motivazioni di questo discorso, se fosse una sentita adesione alla politica nazista o ci fossero anche interessi personali legati al momento storico. In ogni caso, il discorso è chiaramente favorevole al nuovo regime.

Dopo pochi mesi, Heidegger lascia l'incarico di rettore e si dimette. Alcuni hanno interpretato queste dimissioni come una sorta di critica verso il regime, quasi che avesse compreso la vera portata delle misure hitleriane. Negli anni Trenta e Quaranta successivi, Heidegger mantiene un profilo molto basso, continuando a insegnare e fare ricerca, ma da una posizione defilata.

Dopo la fine della guerra nel 1945 e il crollo del regime nazista, le università tedesche subiscono un processo di epurazione. Gli intellettuali che si erano schierati a favore del regime vengono sottoposti a inchieste per valutare la loro idoneità all'insegnamento. Heidegger subisce un'inchiesta e viene sospeso dall'insegnamento, anche a causa del parere negativo di un collega e suo ex amico, il filosofo Karl Jaspers. Viene reintegrato all'insegnamento solo a partire dal 1949, grazie anche al parere dello stesso Jaspers (che cambiò idea) e in parte anche di Hannah Arendt.

Il Problema dell'Essere e il Punto di Partenza

"Essere e Tempo" è già dal titolo un'opera che indica un discorso particolare e complicato, in cui è centrale l'essere. Nella storia della filosofia, da Parmenide a Platone fino ai Greci, la parola "essere" è carica di significati e difficile da definire. Siamo portati a pensare che l'essere sia la somma degli enti (di ciò che esiste), ma l'ontologia (la disciplina filosofica che si pone domande sull'essere) non è riuscita a risolvere la questione in maniera chiara. Heidegger, all'inizio di "Essere e Tempo", chiarisce subito questo problema: l'essere sembra indefinibile. Come si può definire l'essere se è la categoria più ampia che racchiude tutto?.

Heidegger intende affrontare queste domande aperte, ma per dare una risposta sull'essere, bisogna porre la domanda non solo su "cosa" è l'essere, ma sul "senso" dell'essere. Per porre una domanda del genere, bisogna pensare a "chi" parla. Secondo Heidegger, l'unico ente a cui possiamo porre la domanda sul senso dell'essere è l'uomo, o meglio, l'esserci(Dasein). L'esserci è un ente particolare, non come gli altri (una penna, un martello, ecc.). È un ente che ha specifici modi di essere, tra cui l'interrogarsi e il comprendere. Vive nella realtà, nel mondo, contornato da cose che cerca di comprendere. L'esserci non è solo un ente che "è", ma è un ente che "c'è", che esiste "dentro" le cose e "dentro" il mondo.

L'Analitica Esistenziale e le Caratteristiche dell'Esserci

Heidegger si rende conto che per capire il senso dell'essere, bisogna prima di tutto affrontare il problema dell'esserci. Per fare ciò, inaugura quella che chiama una "analitica esistenziale". Sebbene lui la consideri figlia della fenomenologia di Husserl, di fatto è qualcosa di diverso. L'analitica esistenziale consiste nell'analizzare l'esistenza dell'uomo. Per questo motivo, questo primo Heidegger è stato a lungo considerato un filosofo esistenzialista o un precursore dell'esistenzialismo, vista la forte influenza che ha avuto su pensatori come Sartre. Tuttavia, Heidegger stesso rifiutò sempre questa etichetta. Per lui, l'analitica esistenziale è essenzialmente uno strumento per arrivare a parlare dell'essere, che è il suo interesse principale. L'uomo gli interessa solo nella misura in cui permette di affrontare il discorso sull'essere.

Secondo Heidegger, l'esserci ha due caratteristiche fondamentali:

  1. Comprende: È un ente in grado di porsi domande e cercare risposte, di comprendere l'essere (sia in senso generale che il proprio essere).
  2. È possibilità / Progetta: L'esserci non vive un'esistenza fissa e immutabile. Quando vive ("viene calato nel mondo"), ha davanti a sé una serie amplissima di possibilità tra cui deve scegliere. La sua vita è scelta, ciò che sceglie di essere, ciò che progetta di essere. Queste scelte e possibilità delineano un progetto di vita. L'uomo intraprende una via per realizzare un progetto.

L'uomo esiste anche in senso etimologico (ex-sistere), cioè "sta fuori", proiettato in una progettualità continua che lo spinge avanti. È responsabile delle scelte che fa e dei progetti che mette in piedi. Sceglie cosa essere e che tipo di vita vivere, potendo conquistarsi o perdersi.

Modi di Comprensione e Relazione con il Mondo

Esistono due diverse modalità di comprensione del mondo e della realtà:

  1. Dimensione esistenSiva / ontica: È la comprensione concreta e personale, basata sull'esperienza empirica e immediata del vivere quotidiano. Affronta i problemi pratici di tutti i giorni.
  2. Dimensione esistenZiale / ontologica: È l'indagine teoretica che non si interessa alla dimensione pratica immediata, ma indaga le strutture dell'esistenza e l'essere in generale. Va oltre la sfera quotidiana ed empirica. Sebbene questa distinzione sia un po' forzata (anche la dimensione esistenziale si radica nell'esserci calato nel mondo), sono comunque due modi diversi di comprendere.

Heidegger propone uno sguardo fenomenologico (ispirato a Husserl) per analizzare il rapporto dell'esserci con le cose. Non è lo sguardo dello scienziato o del vivere comune, ma cerca di attingere al modo in cui le cose si presentano alla coscienza.

L'uomo vive in una dimensione quotidiana esistenSiva/ontica. È un essere nel mondo. Non vive isolato, ma è circondato da cose e persone, e vive la sua dimensione esistenziale in rapporto concreto con essi.

Rispetto alle cose, ci sono diverse dimensioni del rapporto. Una è la comprensione: guardando le cose, l'uomo tenta di comprenderle e, comprendendole, le rende strumenti. Il mondo è un insieme di cose che l'uomo può utilizzare. Questi strumenti si richiamano l'un l'altro (es. chiodo-martello-legno).

L'altra dimensione, ancora più interessante e centrale nell'analisi di "Essere e Tempo", è la Cura. L'uomo si prende cura della realtà che lo circonda. La cura ha diversi aspetti:

  • Trascendenza: L'uomo è in grado di andare oltre l'apparenza e l'utilità immediata degli oggetti. Riesce a modificare la realtà a seconda dei suoi interessi, oltrepassando i limiti che le cose sembrano imporre.
  • Progetto: L'uomo dà significato alla realtà. Non parte da zero, ma cala sulle cose i suoi significati progettuali. È lui che decide cosa fare di una penna o di un libro. Non vive le cose come neutrali, ma le assoggetta ai propri scopi. Le trasforma in oggetti utilizzabili.
  • Pre-comprensioni / Orizzonte culturale: L'uomo non dà significato alle cose partendo dal nulla. Quando prende in mano un libro, ha già una sorta di pre-comprensione di cosa sia un libro. La cultura e la storia del suo popolo lo hanno preparato a vedere le cose in un certo modo. Non siamo tabula rasa, ma abbiamo pregiudizi e pre-nozioni. Inseriamo le cose in un certo orizzonte culturale in cui siamo cresciuti. A questo orizzonte si aggiunge poi il significato dato dall'individuo. Questo concetto di pre-comprensione è alla base dell'ermeneutica.

La Cura nei Rapporti con gli Altri: Essere Assieme

L'uomo non vive solo circondato dalle cose, ma anche dalle persone. Nei rapporti con gli altri, la cura cambia. Verso gli altri, Heidegger parla di "aver cura" (Besorgen), non semplicemente di "prendersi cura" (Fürsorge). La differenza è che gli altri non sono cose; sono altri esseri nel mondo, altri esserci.

Le forme dell'aver cura degli altri sono due:

  1. Sottrarre agli altri le loro cure: In questo atteggiamento, non aiutiamo gli altri a diventare uomini a pieno titolo. Non li aiutiamo ad assumersi la responsabilità delle loro scelte o a seguire i loro progetti. Facciamo noi le scelte per loro e ci assumiamo le responsabilità al posto loro. Questa è una forma di vita e di stare assieme inautentica.
  2. Aiutare gli altri ad assumersi le loro cure: Questa è la forma autentica di aver cura. Aiutiamo gli altri a trovare sé stessi e ad assumersi le loro responsabilità.

Queste due dimensioni (inautentica e autentica) sono fondamentali per questa prima fase del pensiero di Heidegger.

L'Esistenza Inautentica

La forma inautentica di cura e di vita porta a un'esistenza anonima e banale. È l'esistenza del "Si" (das Man), impersonale, di tutti e di nessuno. In questo tipo di vita, tutto è insignificante, livellato, convenzionale. Non c'è personalità perché nessuno si assume le proprie responsabilità o fa scelte vere e consapevoli. Si fa ciò che "si dice" che è meglio fare, ciò che "si fa" in generale, ciò che "si vive". L'uomo non sceglie personalmente, ma fa ciò che fanno tutti.

L'uomo che vive così si appiattisce sugli altri e al livello delle cose. Non domina più le cose riversandovi i suoi progetti, ma vive in una dimensione banale e piatta. Una caratteristica di questa vita è la deiezione, questa caduta a livello delle cose.

L'esistenza anonima ha caratteristiche specifiche:

  • Curiosità: Carattere dominante, ma non è curiosità per l'essere o le strutture profonde. È curiosità per l'apparenza, le piccole cose, le banalità.
  • Chiacchiera: Il linguaggio tipico. Un linguaggio che diventa banale, un "dire nulla" di sensato, vero e profondo.
  • Equivoco: Un fraintendimento continuo. Si parla, ma non si dice nulla di profondo, e la comunicazione con gli altri non porta da nessuna parte se anche loro vivono così.

L'uomo inautentico, che si scopre gettato nel mondo e ridotto a questa vita anonima, reagisce con una situazione emotiva tipica: la Paura. La paura è sempre paura di qualcosa di determinato. Vive nella paura perché non riesce a essere dominante nella cura, né a prendersi cura delle cose né ad aver cura degli altri. Si sente come in una struttura circolare da cui non riesce a uscire: tenta di progettarsi in avanti, ma finisce per ricadere "all'indietro" in ciò che è già, perché la sua progettualità non va oltre il suo essere gettato nel mondo. La struttura della cura nell'esistenza inautentica è circolare.

Heidegger sottolinea che tutti viviamo un'esistenza inautentica. Non c'è una distinzione netta tra chi vive autenticamente e chi inautenticamente. Questa dimensione dell'essere gettato, della chiacchiera, della curiosità, della banalità è una dimensione ineliminabile del nostro essere e occupa una parte della nostra vita.

L'Esistenza Autentica

L'andare oltre verso l'esistenza autentica si distingue dall'inautentica per la caratteristica fondamentale della Morte. L'esserci vive nella progettualità, proiettato in avanti nelle sue possibilità. Ha davanti a sé moltissime possibilità, diverse per ognuno. Ma c'è un'unica possibilità che tutti gli esserci hanno sempre davanti: la morte. È l'unica possibilità che è veramente ineliminabile, che sicuramente si realizzerà.

La morte è l'unica possibilità propria, incondizionata e insormontabile dell'esserci. Heidegger ritiene che solo davanti alla morte l'uomo possa comprendere pienamente sé stesso e cogliere l'aspetto vero, profondo e autentico dell'esistenza.

L'uomo che vive un'esistenza anonima scappa dalla morte, fa di tutto per non pensarci. L'uomo che vive una vita autentica, invece, affronta la morte, quantomeno come possibilità. Davanti alla morte, prova un sentimento o condizione esistenziale che non è la paura (tipica dell'esistenza anonima), ma l'Angoscia. L'angoscia è diversa dalla paura (che è paura di qualcosa di determinato). L'angoscia è paura di qualcosa di indeterminato. La morte è indeterminata, è nulla. L'angoscia è ciò che si prova di fronte al nulla. La morte è la nullificazione della vita e di tutte le altre possibilità.

La morte è la caratteristica più propria dell'esserci. L'uomo che vive una vita autentica è, secondo Heidegger, un Essere-per-la-morte. Questo non significa che voglia morire o suicidarsi, né che debba aspettare continuamente la morte (anche aspettare la morte finisce per annullare la possibilità stessa). La morte ha senso solamente come possibilità. L'uomo che accetta la morte come possibilità riconosce sé stesso e trova il significato della sua esistenza.

Accettare la morte permette di liberarsi dal "Si" impersonale e inautentico. Questo richiamo verso la morte viene anche dalla voce della coscienza. Heidegger recupera questo concetto, ma non nel senso tradizionale della morale. Secondo lui, è la voce dell'esistenza, la voce dell'essere che chiama l'uomo ad essere sé stesso, a realizzare sé stesso sottraendosi all'esistenza inautentica.

L'esserci, volendo trovare sé stesso, deve fare i conti con la morte e, soprattutto, con la nullità. La morte è nullità e nullificazione. Ogni scelta è un annullamento (scegliere A significa annullare B, C, ecc.), ma la morte è la scelta definitiva che annulla tutte le altre possibilità. L'uomo si relaziona sempre con il nulla, con la nullificazione. Questo lo rende anche colpevole, in quanto si relaziona sempre con la negatività. La negatività è la base della sua vita, ciò a cui la voce della coscienza lo chiama. L'uomo è colpevole della necessità di anticipare la morte (non nel senso di desiderarla, ma di farci i conti continuamente). Una volta che l'uomo capisce e accetta di essere fondato sul nulla, scopre il suo destino.

La Dimensione del Tempo

Il rapporto tra esserci, mondo e cura si realizza nel tempo.

  • Il tempo ci proietta in avanti nel futuro, dimensione fondamentale dell'esserci (progettualità, Essere-per-la-morte). L'anticipazione della morte è una dimensione temporale.
  • Ci richiama al passato, facendoci scoprire di essere gettati in un mondo che già esiste, con una pre-comprensione e un orizzonte culturale.
  • La deiezione e l'esistenza inautentica si ancorano al presente.

Nell'esistenza autentica, l'uomo che vuole vivere in maniera non banale deve anche recuperare il passato. Questo recupero non deve essere una semplice adorazione del passato (anche del suo popolo), ma una riscoperta, una forma di storicità autentica. Bisogna recuperare il passato e farlo proprio. Questa storicità autentica coincide con il destino. L'esserci non deve essere succube del passato, ma farlo proprio e dominarlo.

Chi vive in maniera inautentica guarda solo alle cose concrete di tutti i giorni, all'oggi, alla realtà immediata. Dimentica il passato e non vuole pensare alla morte (il futuro più estremo). Vive nella banalità delle chiacchiere e delle novità del giorno. Chi vive in maniera autentica, invece, guarda al passato in maniera nuova, recuperandolo e facendolo proprio, dimenticandosi delle piccole cose quotidiane e delle novità immediate, e scoprendo l'antico.

"Essere e Tempo": Un'Opera Incompiuta

"Essere e Tempo" è un'opera corposa e non facile. Inizialmente, Heidegger aveva presentato un progetto molto più vasto per il libro. Il volume pubblicato nel 1927 (di circa 600 pagine) era accompagnato dal sottotitolo "Prima parte", perché Heidegger si proponeva di concludere il discorso in una seconda parte successiva. Tuttavia, quella parte non fu mai compiuta. Il suo pensiero sul tempo e sull'esserci, in maniera approfondita, rimane incompiuto. Questo accadde perché, come detto, intorno al 1936, Heidegger ebbe la sua "svolta" e iniziò a occuparsi di altre cose, in particolare dell'essere stesso, della poesia e del senso dell'essere (il problema di partenza che aveva momentaneamente accantonato).


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